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29.4.2020 OCCUPAZIONI ILLEGITTIME E ACQUISIZIONE SANANTE (CdS, Ad. Pl., 20.1.2020 n. 2)

29.4.2020 OCCUPAZIONI ILLEGITTIME E ACQUISIZIONE SANANTE (CdS, Ad. Pl., 20.1.2020 n. 2)

Parliamo di espropriazioni per pubblica utilità.

Più in particolare, di tutte quelle ipotesi conosciute come occupazioni sine titulo: trattasi di tutte quelle fattispecie concrete in cui una procedura espropriativa, pur iniziata secondo tutti i presupposti richiesti dall’ordinamento, non si sia perfezionata e conclusa con la formalizzazione del decreto di esproprio o con il perfezionamento di un negozio traslativo della proprietà con il privato.

Per lo più trattasi di vicende espropriative iniziate molti anni fa (molte addirittura negli anni ’80) e non ancora perfezionatesi.

La sentenza che si segnala è importante perché l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha preso posizione in merito alla configurabilità o meno nel nostro ordinamento dell’istituto della c.d. rinuncia abdicativa.

Negli anni la giurisprudenza, aveva ‘riconosciuto’ alla c.d. rinuncia abdicativa la natura di mezzo di tutela offerto al cittadino.

A quest’ultimo, in particolare, era riconosciuta la facoltà di abdicare al proprio diritto di proprietà, chiedendo il risarcimento del danno da perdita del bene, commisurato al valore venale del fondo.

In presenza di un’occupazione sine titulo, quindi, il privato poteva obbligare l’Amministrazione ad acquisire la proprietà del fondo.

Ebbene, con la sentenza n. 2 del 2020 l’Adunanza Plenaria ha escluso in radice la configurabilità giuridica della rinuncia abdicativa in materia di esproprio.

L’Adunanza Plenaria, in particolare, ha affermato che “… per le fattispecie disciplinate dall’art. 42 bis TUES, l’illecito permanente dell’Autorità viene meno nei casi da esso previsti (l’acquisizione del bene o la sua restituzione), salva la conclusione di un contratto traslativo tra le parti, di natura transattiva e la rinuncia abdicativa non può essere ravvisata …” (CdS, Ad. Plenaria, 20.1.2020 n. 2).

Viene, dunque, esclusa la possibilità che la ‘sorte’ del bene sia decisa dal proprietario e che l’Amministrazione, di conseguenza, acquisti coattivamente il bene, solo perché il proprietario medesimo dichiari di averlo perso o di volerlo perdere o di volere il controvalore del bene.

Insomma, in tale ‘nuovo’ contesto i mezzi di tutela offerti al cittadino in ipotesi di occupazioni illegittime ‘risiedono’ esclusivamente nell’art. 42 bis DPR 327/2001 in forza del quale l’Amministrazione può discrezionalmente e liberamente scegliere tra la restituzione del bene o l’acquisizione della proprietà (fermo l’obbligo di corrispondere gli importi relativi all’occupazione temporanea del bene).

Al privato, quindi, nell’ipotesi di inerzia dell’Amministrazione non resterà che sollecitare la medesima a provvedere in uno dei due modi previsti dall’ordinamento.

A tal fine, potrà utilizzare il solo rimedio del ricorso contro il silenzio della PA il cui rito è espressamente disciplinato dall’art. 117 codice processo amministrativo.